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Le azioni di Bayer, colosso della chimica tedesco e uno dei principali gruppi europei, sono le peggiori nel nostro paniere di CFD quest’oggi, con un ribasso rispetto alla chiusura di venerdì di oltre il 10%. A scatenare la vendita è stata la decisione di un tribunale californiano di far pagare 289 milioni di dollari a Monsanto, controllata di Bayer al 100%, per non aver avvertito il pubblico a sufficienza relativamente ai rischi di insorgenza di cancro per l’uso di un suo famosissimo pesticida, il RoundUp.

Bayer

Monsanto, acquisita da poco per oltre 63 miliardi di dollari, potrebbe creare una voragine nei conti di Bayer. Sì perché questo caso segna un precedente molto rischioso e già ci sono oltre 5000 altri casi giudiziari simili e chissà quanti altri se ne aggiungeranno dopo la diffusione della notizia! Se anche una piccola parte di questi casi si concludesse con risarcimenti di simili entità il buco finanziario potrebbe diventare davvero enorme.

Inoltre il danno d’immagine per l’azienda è altresì scarsamente quantificabile, dato che Monsanto si occupa principalmente di prodotti agricoli e la casa madre anche di prodotti farmaceutici che usiamo tutti i giorni nelle nostre case. La società, comunque, farà appello per la decisione, nella speranza di sovvertirla o di diminuirne l’importo. L’erbicida Monsanto, sviluppato fin dagli anni ’70, è usato insieme a cereali geneticamente modificati, che riescono a resistere alla sua azione.

Bayer

La sua introduzione ha consentito di incrementare di molto la produttività cerealicola di vaste zone del Nord America, dove è usato da lungo tempo. Anche in Europa ne è consentito l’uso. Bayer probabilmente cercherà di smontare il caso ricorrendo alla letteratura scientifica, che sembra indicare come non ci sia un nesso evidente tra l’insorgere di queste malattie e l’uso dell’erbicida. Le principali organizzazioni della sanità hanno anch’esse pareri discordi sull’argomento, con l’Organizzazione Mondiale della Sanità che ha definito il RoundUp un “probabile cancerogeno” per l’uomo e l’Agenzia della protezione dell’ambiente statunitense che è arrivata a conclusioni diametralmente opposte dopo uno studio decennale.

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