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L’InterPlanetary File System (IPFS) è un progetto open source basato sulla blockchain, elaborato per permettere l’archiviazione e la trasmissione peer-to-peer di informazioni tramite Internet. Il suo obiettivo è quello di offrire agli utenti la possibilità di pubblicare online senza doversi affidare a server di terze parti che ospitino i loro contenuti. IPFS è un progetto dei Protocol Labs, fondati nel 2014 dal CEO Juan Benet, un laureato della Stanford University impegnato dal 2006 nel campo dell’ingegneria software e nella ricerca nel settore informatico.

IPFSLa visione di IPFS è grandiosa: si propone di ristrutturare l’Intenet di oggi, monopolizzato da piattaforme quali Google, YouTube e Facebook. Il web odierno di affida all’Hypertext Transfer Protocol (HTTP). Il problema fondamentale è che esso indirizza il browser dell’utente verso i server che ospitano il contenuto ricercato, anche se i server si trovano lontani e il processo richiede un gran consumo di larghezza di banda.

Il miglioramento chiave dell’IPFS sull’HTTP consiste nel fatto che il primo fornisce gli strumenti per recuperare il contenuto da una rete distribuita di provider di archiviazione, impiegando una funzione di hash del file, per indicare il punto in cui quel contenuto è archiviato nella rete. Al Massachusetts Institute of Technology (MIT), il Media Lab ha chiarito, nel suo report “Defending Internet Freedom through Decentralization“, che l’IPFS è sostanzialmente “un file di sistema distribuito con un semplice protocollo che permette il rilevamento, l’acquisizione e l’utilizzo dei file.” In un intervista con Tech Crunch, Juan Benet ha spiegato i vantaggi del protocollo:

Impieghiamo l’indirizzamento ai contenuti di modo che il contenuto possa essere scorporato dai server di origine e, quindi, archiviato in via permanente. Ciò significa che il contenuto può essere archiviato e usato in una posizione più vicina all’utente, magari addirittura da un computer che si trova nella stessa stanza. L’indirizzamento ai contenuti ci permette inoltre di verificare i dati, poiché altri host potrebbero non essere affidabili. E, una volta che il dispositivo dell’utente ha acquisito i contenuti, questi possono essere ripresi in qualsiasi momento.

Questo ha affermato uno degli sviluppatori di IPFS. Nell’agosto 2017, la rete blockchain di archiviazione dati ha lanciato un’offerta iniziale di moneta (ICO) con un token nativo, denominato Filecoin. Durante una prevendita che ha coinvolto investitori come Sequoia Capital, Andreessen Horowitz e Union Square Ventures, il progetto ha raccolto circa $52 milioni in gettoni venduti. La vendita ufficiale ha raccolto oltre $200 milioni, un livello record, che ha attirato al massimo l’interesse degli investitori, sebbene la vendita durante la vendita si siano verificati alcuni problemi tecnici.

Come altri progetti ICO, il token Filecoin è progettato per facilitare gli scambi e mettere in connessione un mercato di acquirenti e venditori, nella costruzione di un ecosistema di utenti basato sulla blockchain. Come viene descritto nella documentazione ufficiale, da una parte del mercato troviamo i miner che guadagnano Filecoin in cambio di archiviazione per i clienti. Dall’altra parte, i clienti (privati, società, organizzazioni e sviluppatori) spendono Filecoin assegnando ai miner il compito di archiviare o distribuire i dati.

Come nel mining di Bitcoin, i miner di Filecoin sono in competizione l’uno con l’altro nel mining dei blocchi dietro ricompensa. A differenza del mining Bitcoin, però, che impiega elettricità come forma di potenza impiegata per mantenere il consenso della blockchain, la potenza del mining Filecoin è proporzionale all’archiviazione fornita. Questo rappresenta un incentivo per i miner a fornire quanto più spazio di archiviazione possibile ai clienti.

Esistono due lati del mercato Filecoin: il mercato dell’archiviazione e il mercato del recupero. Nel mercato dell’archiviazione, un cliente invia una richiesta (un’offerta in Filecoin) di archiviazione alla rete e viene connesso a una serie di miner compatibili, i quali devono provare che il contenuto sia disponibile per il recupero (tramite la risposta a una richiesta) per poter accedere al fondo depositato dal cliente. I dati del cliente vengono suddivisi in parti e archiviati in posizioni multiple lungo tutta la rete. Nel mercato del recupero, un cliente invia una richiesta per dei dati ai miner che ospitano le varie parti dei dati. Il miner che per primo fornisce i dati guadagna una frazione del fondo depositato, corrispondente a quella determinata parte di dati.

Le implicazioni dei protocolli decentralizzati di pubblicazione dei dati come IPFS sono significative. Come il Media Lab del MIT ha notato, esso ha il potenziale per la creazione di un entusiasmante nuovo panorama di opzioni di pubblicazione tramite il supporto dei protocolli cindivisi e i formati per la gestione dei dati attraverso le pubblicazioni. Sarebbe molto diverso dall’architettura attuale di Internet, in cui i dati sono archiviati in forma di silos, presso le più grandi piattaforme come Google e Facebook. IPFS potrebbe rappresentare un primo blocco critico per la costruzione di applicazioni di pubblicazione più inter-operabili, ovvero, un passo verso un internet più decentralizzato e libero.

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