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La moneta unica (EUR) torna a salire sopra quota 1,16 contro il dollaro americano (USD), dopo essere scesa fino poco sopra quota 1,15. Nei giorni scorsi, infatti, la crisi politica italiana è giunta ad un nuovo punto di svolta. Il Presidente della Repubblica Mattarella ha respinto la nomina del Ministro dell’Economia e delle Finanze del Presidente incaricato Conte, il quale ha gettato la spugna e abbandonato ogni tentativo di formare un governo, rimettendo il mandato.

Ciò ha innescato una crisi istituzionale senza precedenti, con le forze populiste di Lega e 5S che gridano al golpe e vogliono la messa sotto stato d’accusa del Presidente.

EUR/USD

Le motivazioni addotte dal Capo dello Stato sono state incentrate sull’accesso euroscetticismo dimostrato dal Professor Savona, il candidato dei due partiti populisti per via XX settembre. Essendo il Ministro dell’Economia il biglietto da visita per gli investitori in titoli di stato nonché il garante della loro solvibilità, Mattarella ha giudicato la figura proposta come incapace di tutelare gli interessi del Paese e la sua credibilità sui mercati finanziari.

I mercati hanno dapprima reagito con euforia alla notizia, anche per via del nuovo Presidente del Consiglio incaricato, Carlo Cottarelli, un tecnocrate del FMI. In seguito, però, le vendite hanno iniziato a superare gli acquisti e il cambio EUR/USD è sceso fino a quota 1,15 da 1,17 che era riuscito a raggiungere durante la notte. I mercati hanno capito, infatti, che lo “strappo” imposto dal Presidente Mattarella non farà altro che rinvigorire ancora di più i partiti euroscettici che nella prossima tornata elettorale potrebbero prendere molti più voti andando a raggiungere la maggioranza di due terzi del parlamento, maggioranza necessaria per cambiare unilateralmente la Costituzione.

Nelle ultime ore, comunque, sembra che il partito di Beppe Grillo abbia deciso di abbassare i toni e forse l’intero proposito della messa in stato d’accusa potrebbe saltare. Questo ha innescato il piccolo rialzo evidenziato nelle prime righe.

Roma

I primi sondaggi realizzati dopo l’accadimento sembrano già premiare i partiti della Lega e del Movimento 5 Stelle, che sarebbero accreditati, addirittura, del 90% dei seggi. Lo scenario del default dell’Italia, sebbene ancora remoto, sembra sempre meno improbabile e porterebbe quasi sicuramente alla fine dell’esperienza della moneta unica.

In tale scenario ipotizzare un tasso di cambio, magari col dollaro americano (USD), è assai arduo ma la parità o meno potrebbe essere un prezzo obiettivo realistico. Ci sarebbe una rincorsa ai beni rifugio e perciò anche il Franco Svizzero (CHF) e lo Yen Giapponese (JPY) dovrebbero apprezzarsi in modo significativo. Discorso opposto per le valute emergenti, come la Lira Turca (TRY). Nel caso in cui, invece, si formi un governo stabile e fortemente europeista, come potrebbe essere quello guidato da Cottarelli, è ipotizzabile un ritorno oltre quota 1,20.

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