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La situazione turca sembra stabilizzarsi un poco e la lira (TRY) riesce a riportarsi sotto quota 7 dollari (USD). Ad innescare il rimbalzo una serie di fattori. Il più importante di tutto è stato l’annuncio di una conferenza con gli investitori da parte del ministro delle finanze di Ankara. Si dice che gli investitori che faranno parte dell’evento, che si terrà giovedì prossimo, saranno almeno 1000 e coinvolgeranno importanti pezzi grossi come HSBC, Citibank, Deutsche Bank e altri. La situazione appare ancora volatile e fragile ma è possibile che il governo possa cedere su qualche punto, anche perché con gli incontri privati con gli investitori c’è la possibilità di giocare due partite diverse su due tavoli.

TRY

C’è, infatti, la possibilità di continuare ad avere un atteggiamento duro con gli Stati Uniti di fronte all’elettorato e poi indorare la pillola e avere posizione più pragmatiche quando ci si trova a discutere con banche o istituzioni internazionali. Sembra che in questo evento, inoltre, verranno fornite assicurazioni circa l’indipendenza della Banca Centrale.

Un altro fattore importante è quello tecnico che avviene normalmente quando una correzione di mercato si protrae in maniera così intensa, come lo è stato per la valuta di Ankara, per molto tempo. I trader che avevano preso, per loro fortuna, posizioni lunghe su coppie di valute come l’USDTRY o l’EURTRY, dopo così lauti profitti in una certa percentuale hanno deciso di chiudere le loro posizioni, da qui il piccolo rimbalzo di oggi. Anche la valuta messicana e quella sudafricana, considerate tra le valute emergenti per eccellenza, rimbalzano mettendo a segno rialzi di quasi un punto percentuale.

EUR/USD

L’euro, invece, dopo aver partecipato nella mattina a questa correzione, raggiungendo 1.14 contro il biglietto verde, nella sessione pomeridiana perde terreno e si riporta a circa 1.137. Eppure in mattinata sono stati rilasciati dati importanti relativamente all’economia più importante della zona euro. L’indice Zew tedesco, infatti, è risalito a -13,7 punti dai -24,7 di luglio, battendo, inoltre, le aspettative degli analisti. La debolezza della moneta unica si manifesta anche contro il franco svizzero, una delle valute rifugio per eccellenza, col cambio che scende fino ai minimi da agosto 2017 a 1.1275.

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