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Dopo molti anni di politica monetaria ultraespansiva la Bank of Japan potrebbe virare verso una stretta monetaria. Per la precisione a cambiare, secondo indiscrezioni trapelate sulla stampa finanziaria nipponica, dovrebbe essere la politica di controllo dei rendimenti dei titoli di stato, che la BOJ, ora, si impegna ad acquistare in quantità illimitata sui mercati del reddito fisso.

USD/JPY

Il mercato ha reagito al rumor vendendo i titoli di stato di Tokyo, che hanno toccato quasi lo 0,1% di rendimento sulla scadenza decennale, e acquistando yen (JPY), che contro il dollaro americano (USD) si rafforza fino a quota 111. Le possibili alternative analizzate dal board della Banca Centrale includerebbero l’aumento del target di rendimento di almeno 20 punti base sulla scadenza decennale e fino al doppio o triplo per scadenze molto più lunghe. Il dollaro,intanto,  continua ad essere sotto pressione, dopo le ultime provocazioni di Trump che sembra voler imporre dazi fino a 500 miliardi di importazioni dalla Cina ogni anno, che poi sarebbero la totalità delle importazioni dal paese asiatico.

Questo continuo gioco al rialzo, sebbene all’inizio favoriva il dollaro per via dell’inflazione che avrebbe generato, specialmente negli Stati Uniti, inizia ad innervosire i mercati, che si pongono domande anche sulla sostenibilità a lungo termine di queste azioni, nonché sulla credibilità della classe politica di Washington e lo status di riserva mondiale che oggi ha il biglietto verde. A controbilanciare queste notizie negative c’è il rumor di Barclays Research che vede prodotto interno lordo degli Stati Uniti a +5% per il secondo quadrimestre dell’anno, ben al di sopra delle stime attuali. Il dato, comunque, verrà rilasciato ufficialmente venerdì prossimo.

TRY Forex

L’euro (EUR) rimane stabile contro le principali valute, dopo i dati sul PMI abbastanza misti rilasciati nella mattinata. Infine, a indebolirsi maggiormente tra tutte le valute, c’è la lira turca (TRY), che perde circa il 3.5% dopo le ultime decisioni della Banca Centrale di Ankara. Quest’ultima, infatti, seppur l’inflazione nel paese stia galoppando senza freno ha deciso di mantenere i tassi fermi al 17.75%, sorprendendo i mercati che si aspettavano un ritocco all’insù di almeno 100 punti base.

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