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Per comprendere la nascita di Ethereum Classic dobbiamo prima analizzare la storia di un altro criptosistema noto come DAO (“decentralized autonomous organization”). È nato nel maggio 2016 dopo un’offerta iniziale di moneta che divenne la maggiore di quel periodo. In sostanza, DAO era un fondo di capitali venture decentralizzato, progettato per finanziare tutte le applicazioni decentralizzate future.

DAO era totalmente trasparente e flessibile, attirando l’attenzione di una moltitudine di investitori. Da maggio a giugno, DAO ha raccolto oltre 150 milioni di dollari in Ethereum, o il 14% di tutti i token Ethereum emessi a quel tempo. Il sistema era stato creato sulla blockchain Ethereum, e i suoi token potevano essere acquisiti scambiando token Ethereum da coloro che desideravano accedere alle DAPPS (applicazioni decentralizzate).

DAO presentava una funzionalità di recessione per coloro che non si trovavano d’accordo con alcune delle DAPPS e desideravano il rimborso dei propri gettoni Ethereum investiti. Questa funzionalità nel codice DAO era denominata “Split Function”. Inoltre, ognuno era in grado di creare il proprio “Child DAO” tramite questa funzione.

Al fine di assicurare il buon funzionamento del sistema, il contratto prevedeva che i token Ethereum recuperati dalla recessione non potessero essere spesi per un periodo di tempo di 28 giorni a partire dalla divisione da DAO. Infatti, esistevano più codici smart contract per mantenere il sistema sicuro ma, sfortunatamente, esso presentava una vulnerabilità all’interno del codice, che divenne in seguito la causa primaria della divisione della comunità Ethereum.

L’attacco a DAO che portò a Ethereum Classic

Come detto in precedenza, DAO presentava un punto debole all’interno del codice, e gli hacker non attesero molto tempo prima di sfruttarlo. Tuttavia, prima di proseguire oltre, è essenziale chiarire che, anche se DAO era stato costruito sulla blockchain di Ethereum, quest’ultimo non era responsabile per la vulnerabilità del codice. La vulnerabilità era relativa al solo DAO, mentre Ethereum rappresentava solamente lo sfondo, o lo spazio per esso.

Perciò, a metà giugno dello stesso anno, dopo un solo mese di fortunata attività, gli hacker sfruttarono il punto debole nel codice e trasferirono un terzo dei fondi contenuti in DAO, al tempo pari a circa 50 milioni di dollari (3,7 milioni di token ETH).

Gli hacker agirono in questo modo:

  • Applicarono la “split function” in modo che il sistema rimborsasse gli Ether in cambio dei propri gettoni DAO.
  • Prima che il sistema potesse registrare la transazione nella blockchain e aggiornare il saldo DAO (che in condizioni normali era il secondo passaggio automatico), gli hacker intervennero con una funzione ripetuta nella richiesta. Quest’ultima funzione fece in modo il codice si muovesse sempre all’indietro e concedesse Ether in cambio di DAO, senza mai aggiornare realmente il saldo DAO, finché non fu troppo tardi.

Gli hacker trasferirono più di 50 milioni di Ether nel proprio Child DAO, ma c’era ancora un ulteriore passaggio. Come è già stato detto, avrebbero potuto spendere gli Ether solo 28 giorni dopo, ovvero, i fondi sarebbero rimasti bloccati per quasi un mese.

Alla ricerca di una soluzione

La community Ethereum è caduta nel panico dopo l’attacco, e desiderava trovare una soluzione ragionevole. Anche se la piattaforma Ethereum non risultava colpevole per le falle di DAO, stava comunque perdendo la fiducia degli utenti. Il prezzo di Ether crollò da $20 a circa $12.

Dal momento che gli hacker non potevano spendere i fondi per 28 giorni, la community di Ethereum ebbe a disposizione un periodo sufficiente per scegliere fra tre possibili soluzioni: lasciare il sistema immutato, iniziare un soft fork o lanciare un hard fork.

La comunità di Ethereum optò per la terza opzione – un hard fork, anche se di fatto raggirarono la community della criptovaluta in merito alla decisione unanime sull’approvazione. La maggior parte dei miner non partecipò al voto, e i loro voti vennero conteggiati come “a favore”.

Il problema dell’hard fork è che, una volta divisa la rete, non esiste modo di tornare indietro. Nel corso dell’hard fork, la blockchain prende un percorso differente, e tutti sono tenuti a spostarsi su questa nuova catena se desiderano avere accesso agli aggiornamenti. Coloro che non si sarebbero spostati sul sistema post-fork non avrebbero avuto accesso ad alcuno degli aggiornamenti a venire.

Questo è esattamente ciò che accadde – una parte della community non desiderava il passaggio al nuovo sistema, perciò continuò con la vecchia catena – cosiddetta Ethereum Classic (ETC). Il nuovo sistema che seguì l’hard fork fu supportato dalla maggior parte degli investitori e da chi “giocava pesante”, perciò mantenne il nome originario – Ethereum (ETH).

Ethereum Hard Fork

Ethereum vs. Ethereum Classic – La battaglia odierna

Come si può immaginare, l’hard fork fu visto come una mossa necessaria per recuperare tutta la criptovaluta rubata in seguito all’attacco al DAO, tramite l’esecuzione di uno smart contract con la sola funzione di prelievo che fornisse alle vittime un ETH per ogni 100 DAO.

Tuttavia, esso portò a una divisione interna del sistema, che rappresenta un intervento alle fondamenta vere e proprie della blockchain Ethereum. Molti utenti non apprezzarono, poiché Ethereum aveva garantito un sistema equo e trasparente, immutabile e perpetuo. Esso avrebbe dovuto dimostrare la resistenza assoluta a ogni tipo di intervento umano. Questo era l’argomento centrale di coloro che rimasero sulla catena originale, Ethereum Classic. Sostenevano che se la comunità aveva permesso quell’hard fork, altri ne sarebbero venuti in futuro – e avevano ragione.

Ad esempio, è previsto un hard fork per la fine di ottobre 2017. Noto come Byzantium, punta alla rimozione delle presenze malevole dalla rete. Byzantium è solo il primo hard fork del progetto Ethereum che sia stato pianificato dai tempi del più ampio Metropolis. A oggi ci troviamo solo al livello di testing, ma presto inizieranno grandi cambiamenti.

Perciò, l’argomento ideologico è stato così forte che la comunità contraria all’hard fork non è stata convinta neanche dai maggiori utenti di Ethereum come i fondatori stessi (Vitalik Buterin e Gavin Wood), trasferitisi sulla nuova catena.

Purtroppo, coloro che sono rimasti fedeli a Ethereum Classic non sono in grado di accedere agli aggiornamenti, come il passaggio di Ethereum dal Proof Of Work (PoW) al Proof of Stake (PoS).

Ethereum Classic oggi

Di conseguenza, Ethereum Classic opera con il vecchio algoritmo del periodo pre-fork. Oggi la criptovaluta è divenuta la 12 maggiore per capitalizzazione di mercato.

La capitalizzazione di mercato di ETC è attualmente pari a $1,1 miliardi, con una dinamica a medio termine al ribasso.

Oggi un ETC costa $11,47.

Ethereum Classic CoinMarketCap

  • Esso fa fede alla tesi originaria sull’immutabilità della blockchain.
  • Molti membri notabili della comunità della criptovaluta dimostrano interesse verso ETC.
  • Il mining di ETC è accessibile agli utenti privati, a differenza del mining di BTC.
  • Ecco quali sono i principali svantaggi della criptovaluta:

Non ha accesso agli aggiornamenti di ETH:

  • I fondatori e tutti i maggiori utenti della community Ethereum sono passati a ETH;
    Vari truffatori operano con ETC;
  • Ethereum Classic viene spesso visto come una violazione o un attacco alla community ETH.

Prospettive future di Ethereum Classic

Anche se tutta l’attenzione dei media è rivolta a ETH, la versione “classica” non viene trascurata. Essa può ancora essere considerata una buona opzione di investimento all’interno di un cripto-portafoglio.

In aprile, Grayscale, la sussidiaria di Digital Currency Group di Barry Silbert, ha avviato il Trust Ethereum Classic. È solo uno degli eventi che permettono ai trader istituzionali di investire in ETC. E dimostra che i grossi investitori dimostrano ancora interesse verso ETC.

Per supportarne il prezzo, la community ha deciso di introdurre un tetto massimo all’emissione di token. Di conseguenza, è stato stabilito che il totale complessivo di ETC emessi non deve superare le 230 unità. Per quanto riguarda ETH, esso non ha alcun tetto massimo stabilito per l’emissione.

Tuttavia, ci sono vari rischi da prendere in considerazione. L’Ethereum Foundation mantiene ancora il 10% degli ETC ottenuti in seguito all’hard fork, e gli hacker DAO custodiscono circa 3,36 milioni di ETC, ovvero, il 3,36% del capitale totale. Se una delle parti summenzionate dovesse entrare sul mercato, il prezzo di ETC subirebbe un crollo.

In fin dei conti, ETC potrebbe stupirci – chi lo sa?

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