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Il dollaro americano (USD) mette a segno importanti rialzi contro tutte le altre principali valute mondiali dopo le importanti dichiarazioni del governatore della Federal Reserve Jerome Powell. Nelle dichiarazioni rilasciate dal n.1 della più importante Banca Centrale del mondo, infatti, si segnala come l’espansione dell’economia a stelle e strisce sia maggiore delle attese e il percorso anticipato di aumenti dei tassi resti solido e altamente probabile.

EUR/USD

Powell ha toccato anche l’argomento scottante dei dazi e della guerra commerciale, dichiarandosi fiducioso sulla resilienza dell’economia statunitense nell’assorbire qualsiasi tipo di shock. Il cambio con l’euro (EUR) si riporta in area 1.163, consolidando così il movimento ribassista già sperimentato nelle ultime sedute di scambi. Il movimento avrebbe potuto essere anche maggiore, se non fosse intervenuto nel frattempo il fattore petrolio.

L’olio nero, infatti, sta vivendo un periodo di debolezza sui mercati delle materie prime e si trova a essere scambiato a circa 67$ nella qualità WTI. I motivi principali di questa debolezza sono dovuti all’offerta, vista in forte ripresa dalla Libia all’Arabia Saudita. Come spiegato in altre occasioni i movimenti del petrolio e quelli del dollaro sono strettamente correlati in questa fase storica.

EUR/GBP

Torna a indebolirsi anche la sterlina (GBP), a causa dei dati sull’inflazione deludenti e la continua confusione politica generata dalla Brexit. Per quanto riguarda l’aumento dei prezzi, ci si è fermati al 2.4% rilevato a giugno 2018 su base annuale rispetto ad una stima del 2.6%.

Probabilmente questo dato potrebbe mettere in discussione un imminente rialzo dei tassi, a cui infatti viene attribuita ora una possibilità del 73% rispetto all’83% precedente. Sulla scia di queste notizie anche i rendimenti dei GILT scendono, arrivando a toccare l’1.2% sulla scadenza a dieci anni. Infine, anche quest’oggi analizzeremo la situazione della lira turca (TRY).

La valuta di Ankara si sta rafforzando in queste ore per via della decisione dell’EBRD, la Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo, di supportare l’emissione di un bond denominato in tale valuta, in modo tale da stimolare l’uso della lira turca come forma di finanziamento sui mercati globali del fixed-income.

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